Tra il 1 gennaio e il 31 marzo 2017 sono arrivati via mare in Europa 29.758 migranti. La maggior parte in Grecia, con ritmi molto inferiori per via dell’accordo con la Turchia. Anche la rotta verso la Spagna ha avuto un piccolo incremento. L’Unhcr ha calcolato che, tra il 1 gennaio e il 31 dicembre 2016 sono sbarcate in Europa 361.678 persone, di cui 181.405 in Italia e 173.447 in Grecia. Nel 2015 circa un milione di persone ha attraversato il Mediterraneo. Si tratta del dato più alto di sempre. Nel 2014 erano 216 mila, 60 mila nel 2013 e 22 mila nel 2012. Di questo milione di persone, 856 mila sono sbarcate in Grecia e 153 mila in Italia.

In mezzo a tutto questo, nonostante la grande migrazione sia iniziata ormai da più di cinque anni, l’Europa non ha trovato la quadra, a causa di inconciliabili prese di posizione dei i suoi stati membri, tra chi fa la prima accoglienza (Italia e Grecia), chi aveva spalancato le porte ma poi ci ha ripensato (Germania), chi semplicemente non si esprime (Spagna, Francia), chi è totalmente contrario (Ungheria) e chi ha abbandonato il carrozzone (Regno Unito).

Si attendono volta per volta,(come se le emergenze potessere aspettare) le elezioni in questo o in quello Stato. Prima l’Austria, poi l’Olanda, poi Francia e Germania. Non bisogna spaventare l’elettorato e quindi qualche morto in mare ci può anche stare.

L’accordo con la Turchia ha fatto diminuire la rotta dei balcani. Da allora la principale strategia comune è la cosiddetta relocation, cioè il ricollocamento dei profughi in modo che siano distribuiti più equamente tra gli stati dell’Unione Europea.

L’accordo, stipulato a settembre 2015, prevede il ricollocamento di 106 mila persone da Grecia e Italia ad altri paesi europei entro settembre 2017.

Ecco il punto: in 17 mesi sono state rilocate solo 13 mila persone: equivalente al 12%.

 

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