Saizen Media è una Digital Creative Agency che, con un team che conta dieci persone, si occupa di advert games, html5 promo games (tra cui Spiderman della Marvel), app, ma anche Theatrical advertising, social media campaigns ed immersive experiences. Insomma, un’Agenzia proiettata al cento per cento al digitale e all’innovazione.

Abbiamo intervistato Davide Bianca e ci siamo fatti raccontare la sua storia. Abbiamo parlato di cinema, videogiochi, e di come sia difficile e raro stare al passo coi tempi in un Paese come l’Italia in cui il fattore rischio intimorisce le case di produzione e dove la tassazione ti spinge a fare il salto oltreoceano.


Come sei arrivato a Los Angeles?
“Quando ho fondato Saizen Media nel 2007 il mio obiettivo è stato da subito quello di avere un bacino d’utenza internazionale. Il focus e il tipo di approccio che abbiamo sempre usato per i nostri prodotti è quello dello storytelling basato dunque sulla narrativa al fine di creare format per siti web esponenziali perché – almeno quando abbiamo iniziato – la rete era ancora piuttosto sterile e noi volevamo assottigliare quella linea di demarcazione tra siti web, film e gioco.

I primi clienti che ci hanno contattato sono stati quelli legati al settore del cinema e del gioco. E dato che la maggior parte dei clienti avevano ed hanno provenienza statunitense, ho tentato la via diretta per ottenere la green card, dimostrando che avevo necessità di avvicinarmi ai clienti. Ora che è trascorso molto tempo ne parlo in maniera piuttosto semplificata, ma la trafila è durata un anno e non è stato affatto facile.”

Come sono arrivati i clienti tanto velocemente? 
“Io ho studiato Computer Science and Engineering negli Stati Uniti ed ho successivamente lavorato a più progetti come freelancer. Vedevo che i clienti arrivavano e mi sembravano dei messaggi piuttosto chiari per poter iniziare a pensare di mettere su qualcosa di mio. A fine 2007 mi sono trasferito a Milano ed ho creato la società. L’idea di fondo era concepire qualcosa di nuovo che mi desse l’opportunità di arrivare ai movie studios e ai videogame studios.

Dunque abbiamo iniziato a creare un nostro portfolio strutturato, e una volta lanciato il sito, lo abbiamo proposto per diversi concorsi che in parte abbiamo vinto e di conseguenza sono arrivate le prime pubblicazioni e i primi clienti.” Le conoscenze acquisite sono il frutto dello studio o sono skills acquisite successivamente sul campo?
“Diciamo che questo settore è di fatto un’industria in continuo sviluppo per cui non basta stare al passo coi tempi, ma occorre stare davanti, cercare di identificare quelli che sono i nuovi trends, perché qui il vantaggio di poter dire che lo abbiamo fatto prima noi è fondamentale. Quindi, per rispondere alla tua domanda, sì la formazione scolastica è stata importante ma poi – come in tutti i settori – è sul campo che capisci realmente come funziona l’industria.”

Come si fa a stare sempre avanti coi tempi?
“La ricerca è l’ingrediente imprescindibile; capire quelle che sono le nuove tendenze e individuare il target audience. Quando si individua l’utente, si individua le piattaforme in cui quel target si incontra, che non è necessariamente facebook. 

Da qui si costruisce il sito e lo si costruisce tenendo ben a mente il linguaggio che utilizza il target di riferimento. Occorre capire il core, solo così può funzionare.

Se fino a qualche anno fa i canali erano ridotti, ovvero la tv giocava un ruolo principale e poi c’era la stampa che faceva il resto, oggi i canali sono tantissimi: c’è Facebook, c’è Twitter, c’è Snapchat, c’è Instagram e dunque come si fa ad arrivare?
Occorre puntare sulla qualità e dunque andare a creare dei contenuti unici che siano il meno finti possibili, bisogna cogliere l’essenza di quel prodotto, di quel film e cercare di farlo il più appetibile e figo possibile.“
A quale progetto state lavorando ora? 
“Un progetto in atto per cui abbiamo appena finito una campagna social è Teenage Mutant Ninja Turtles 2. Anche qui, il modo in cui si fa pubblicità per un film sui social è cambiato radicalmente nell’ultimo anno e mezzo.
Si possono fare le 3D GIFs che può sembrare un’idea banale, ma visivamente funziona perché così facendo è più facile che un utente facebook si fermi anche solo qualche secondo a fissare il loop della gift e dunque viene a conoscenza dell’uscita del film – in questo caso delle Tartarughe Ninja – nelle sale. Questo è il concetto molto banale su cui si basano le gift.
La stessa cosa vale coi video loop su Instagram. L’idea è sempre quella di far fermare gli utenti mentre “scrollano”. Si tratta di trovate puramente estetiche che hanno trovato un successo enorme proprio in virtù del fatto che le nuove generazioni, i Millennials che vanno a costituire il target audience, non leggono più molto e occorre catturare la loro attenzione con altro.”

Quanto è importante investire economicamente su questo settore?
“Proprio per il mio grande convincimento di quanto sia importante investire in questo settore, ho fondato da poco una nuova società che crea esclusivamente contenuti VR, short form, full immersive. Crea contenuti di realtà virtuale come esperienza. Quello che mi interessa è andare a creare delle esperienze di 5 minuti, giocare con la adrenaline rush, con quelle meccaniche che i film horror sfruttano da una vita ma in un ambiente che è ora diventato full immersive, e consentono dunque all’utente di vivere un’esperienza totalizzante. Si è effettivamente lì dentro e il cervello viene stimolato.”

Questa esperienza di cui parli non prende però in considerazione altri sensi come ad esempio il tatto … 
“La cosa interessante della realtà virtuale è che il cervello riesce a compensare quello che non c’è. Ed è vero che l’utente non tocca l’oggetto all’interno della realtà virtuale, ma il cervello registra quell’informazione come se l’utente avesse di fatto toccato l’oggetto.”
Sono interessato alla questione fiscale. Perché la Saizen Media che era registrata a Milano è ora registrata in America? 
“Il peso fiscale in America è tutta un’altra cosa. Per un po’ di tempo ho tenuto aperte entrambe: la Saizen Media Llc, che fatturava ai clienti americani, e la Saizen Media Srl, che fatturava ai clienti italiani. Quanto ho visto che il novanta per cento del cash flow derivava dall’America, quella che era la Saizen Media Srl in Italia rimaneva un peso. La tassazione italiana è di fatto troppo alta.
Qui negli Stati Uniti ci sono molte agevolazioni, gli Stati mettono a disposizione fondi che in Italia ci sogniamo. In aggiunta qui negli Stati Uniti il pubblico è maturo per ricevere la novità. E poi Los Angeles è una città che gira attorno al cinema, i servizi girano tutti attorno ad Hollywood. Per me e per la mia professione il salto oltreoceano era piuttosto prevedibile.”

Qual è la problematica di maggior spicco che hai riscontrato in Italia per quanto riguarda il tuo settore? 
“Innanzitutto trovo che manchi una cultura del rischio. È raro che una società italiana si butti a fare una cosa per prima. Culturalmente siamo sempre stati più cauti. È difficile che vengano stanziati dei fondi solo perché una casa di produzione ci ha visto lungo. Se una cosa funziona poi la facciamo anche noi.”

Progetti futuri? 
“Io e il mio socio Andrea Mancuso stiamo lavorando alla realizzazione di diverse serie originali animate e live action. Attualmente siamo in trattativa con diversi canali broadcast come Netflix sia per le serie animate che per quelle tv. 

Pensi di poter/voler tornare in Italia?
“Il motivo per cui inizialmente – dopo aver studiato negli Stati Uniti – sono voluto tornare in Italia è stato perché in mente mia speravo di poter “dettare” le linee guida di una professione. Me ne sono dovuto andare perché in Italia – purtroppo – non c’è la sensibilità per mettere i soldi dove vanno messi senza aspettare di essere passé. Bisogna essere aggressive, bisogna essere innovativi e al passo coi tempi.
Questo non accadeva e non accade e mi sono trovato a fare il sangue acqua – come si dice in Sicilia – e a spendere tempi lunghissimi a convincere qualcuno del mio prodotto. Se deve diventare una lotta continua con una pressione fiscale al sessanta per cento allora – ho pensato – non ha senso restare. Ho anche provato a fondare la Saizen Media Academy come ponte tra Milano e Los Angeles ma è stato un progetto che non si è filato nessuno.”


La storia di Davide Bianca è una storia di passione, dedizione e curiosità, ingredienti che hanno da sempre alimentato il suo percorso fin da quando accettava lavori come freelancer nella sua cameretta in Sicilia. Oggi dirige tre società statunitensi, e si impegna quotidianamente non a stare al passo coi tempi, ma a stare davanti con l’obiettivo di poter dire che quella cosa l’ha fatta lui per primo.

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